Friday, March 16, 2007

Ronaldo chiama, Ronaldinho risponde

l milanista ad As: "Sono sicuro che a Milanello si troverebbe a suo agio. E prenderei anche Roberto Carlos". E l'asso del Barcellona ammette: "Per ora sto bene qui, ma non si sa cosa può succedere in futuro"

Ronaldo, 30 anni, 3 gol in serie A con il Milan. Ansa
MILANO, 16 marzo 2007 - Una lunga intervista per chiarire molti passaggi del suo addio al Real. E anche per ribadire di non essersi pentito di aver scelto il Milan. Ronaldo ne ha per tutti, compresi Ronaldinho e Roberto Carlos, che vorrebbe come compagni di squadra. "Se potessi li porterei subito a Milano - ha detto il Fenomeno ad As -. Sono sicuro che Ronaldinho si troverebbe a suo agio con i metodi di lavoro del Milan. E prenderei anche Roberto Carlos, che meriterebbe di essere trattato meglio: a Madrid lo hanno fatto passare per il responsabile dell'eliminazione dalla Champions".
GALLIANI - Stringato il commento di Adriano Galliani, non appena è stato informato del contenuto dell'intervista: "Interessante, ma non ne so niente. È una bella idea, affascinante" ha dichiarato l'amministratore delegato rossonero.
"TROPPO POTERE" - Prima di incontrare l'inviato di As a cui ha affidato un lungo sfogo sui suoi 4 anni e mezzo a Madrid, Ronaldo si era sfogato alla trasmissione El Larguero di Radio Cadena Ser. Nel mirino sempre il solito bersaglio, Fabio Capello. "Non è possibile che gli abbiano dato tutto quel potere. Le sue scelte non hanno criterio. Io mi sono allenato male, molto male, in alcune occasioni. Ma ce ne sono state altre, durante intere settimane, in cui mi allenavo molto bene e non accadeva nulla, restavo sempre fuori". L'attaccante non ha esitato ad ammettere di "essere qualche volta crollato" sotto il peso della frustrazione per la pessima relazione col tecnico friulano, che ha compromesso anche il rapporto col presidente Ramon Calderon. "Era molto meglio quando era dirigente e giocavamo a golf assieme ad un mio amico che è scomparso. Preferisco ricordare quei tempi. Da presidente le cose non sono andate per il meglio e in questo ha influito Capello. Da un momento all'altro gli hanno consegnato tutto il potere e questo non è possibile". Il Real è talmente lontano che anche in tv Ronaldo fa fatica a entusiasmarsi. "Ho visto Barcellona-Real Madrid e all'inizio volevo che vincesse il Real, ma ho pensato: se vince, vince Capello e questo mi rode. Certo se i miei ex compagni dovessere conquistare la Liga sarei felice, ma solo per loro. Se ho lasciato il Real non è stato certo per colpa mia".
NUOVA VITA - Ma per ora il Fenomeno a tornare a Madrid non pensa affatto, felice di essere a Milano dove, assicura "mi è stata data la possibilità di giocare e di sentirmi realizzato come persona nella mia professione. Il campionato italiano non è cambiato: è sempre duro, intenso, qui i difensori non ti perdonano, devi essere sempre concentrato". Anche perché, ha aggiunto nell'intervista rilasciata ad As, "come si lavora a Milano non si lavora da nessun altra parte, non c'è paragone. Il Milan ti dà tutto per farti essere al cento per cento. Nel MilanLab i giocatori sono seguiti quotidianamente, i test fisici sono all'ordine del giorno e tutto è diretto affinché i calciatori siano al meglio della forma".
RONALDINHO TENTENNA E il Milan molto brasiliano stuzzica sempre di più la curiosità di Ronaldinho, anche se il fantasista sudamericano non parla esplicitamente di un suo futuro nel club rossonero. Ma poiché, come hanno spesso sottolineato Berlusconi e Galliani, "il Milan è in pole position per il suo acquisto", le dichiarazioni rilasciate dal funambolo ad alcuni media brasiliani e riportate su El Mundo Deportivo aprono nuovi scenari che confermano il desiderio di cambiare aria: "Per ora sto bene al Barcellona, ma non si sa cosa può succedere in futuro - dice Ronaldinho -. Se mi sentirò a mio agio qui vorrò rimanere, ma non esiste alcun posto in cui sia impossibile giocare dopo un periodo di ambientamento".

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Sheva: "Kakà, ci vediamo ad Atene"

Duetto tra il fuoriclasse brasiliano e l'attaccante del Chelsea che gli ha dato appuntamento per la finale di Champions League. Intanto il rossonero rassicura i tifosi: "Ci vediamo la prossima stagione"

Shevchenko, 30 anni, e Kakà, 24. Omega/afp
MILANO, 16 marzo 2007 - La frase più rassicurante: "Ci vediamo la prossima stagione". E' il messaggio di Kakà ai tifosi del Milan; il segnale più atteso che allontana lo spettro di un suo addio a fine stagione, come è accaduto con Andriy Shevchenko.
APPUNTAMENTO IN FINALE Ospite di Milan Channel, il brasiliano ha duettato proprio con Sheva, intervenuto telefonicamente. Un gustoso botta e risposta, in cui l'attaccante del Chelsea ha dato apopuntamento a Kakà per la finale di Champions League in programma ad Atene il 23 maggio. "Spero che il Milan vada in finale, ma non so se lui vuole incontrarlo in Champions!", ha risposto Kakà. "Il sorteggio è stato favorevole perché ci possiamo incontrare solo ad Atene", ha ribattuto Sheva. "Ho sentito - ha poi aggiunto l'ex bomber rossonero - che Ricky vuole entrare nella storia del Milan, ma credo che ci sia già entrato. Sta facendo grandi cose per la società e per se stesso. Io e lui ci siamo capiti subito, è un grande campione e un ragazzo splendido".
UN UOMO FEDELE Kakà ha voluto sottolineare il legame che si è creato con la società di via Turati. "Il Milan e la città di Milano per me sono stati più importanti come uomo, dal lato sentimentale, più che dal lato professionale. Io ho giocato solo in due squadre: il San Paolo e il Milan. Quest'estate ho capito che il Milan non aveva fatto nulla e in mezzo al caos ho voluto firmare il contratto. Ho rinnovato per dare fiducia a tutti sul fatto che volevo restare. Gioco in una squadra che mi piace", ha poi aggiunto.
IL MITO RONALDO "Per me è sempre stato un esempio. Sono cresciuto guardando lui. Il calcio è speciale per le emozioni che dà, come questa". Su Dida: "Esistono due categorie di portieri: quelli normali e i fuoriclasse. I fuoriclasse sono quelli che fanno dei miracoli. Ecco, Dida è uno di quelli che fa miracoli. Sono contento che abbia firmato il rinnovo, è un brasiliano che rimarrà di sicuro con me al Milan e mi farà compagnia". E il messaggio finale: "Ci vediamo la prossima stagione".

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Thursday, March 08, 2007

Deschamps: “Voglio altri passi importanti”

Proprio come nel girone d’andata, anche nel ritorno la Juventus è partita in quarta. Con una serie di vittorie che hanno lasciato il segno. Se a settembre e ottobre erano state fondamentali per recuperare l’handicap della penalizzazione, questa volta sono servite ad allungare il passo.

Arrivati al giro di boa del campionato con due punti di vantaggio sulla terza, ora i ragazzi di Deschamps sono già a +7 (sul Genoa). Un bottino che comincia ad essere importante, come ha confermato il tecnico ai microfoni di Juventus Channel al termine della seduta mattutina: “Abbiamo approfittato del fatto che dietro non tutte hanno vinto e abbiamo staccato un po’ la terza in classifica. La vittoria con il Piacenza è servita soprattutto a questo, oltre che a farci riprendere il primato. E’ stato un importante passo in avanti, ma tanti restano ancora da fare. Con i tre punti a successo, vincendo si fa in fretta a staccarsi. Esclusi noi e il Napoli, gli altri hanno avuto più problemi”.

Sette punti che possono sembrare già tanti ma che tutti i bianconeri vogliono incrementare. Il campionato entra adesso in una fase decisiva e Deschamps sa cosa chiedere alla sua squadra: “Marzo e aprile sono i mesi decisivi, al termine dei quali la classifica sarà più chiara. Ora inizia un periodo importante con cinque partite in 15 giorni. Non ci sarà tanto tempo per lavorare tra una sfida e l’altra e sarà fondamentale l’apporto di tutti”.

L’apporto di tutta la rosa. E non solo. Per questo, a dare una mano al gruppo è arrivato Narciso Pezzotti. “Lavorerà soprattutto con il settore giovanile e ci darà una mano dal punto di vista tecnico – precisa concludendo il tecnico francese -. Quando giocavo, mi ha aiutato tanto a crescere e sono sicuro che farà lo stesso con i ragazzi che sono qui oggi. Non è venuto qui per mettere in discussione il lavoro dello staff tecnico o per fare da tutore. E’ un importante valore aggiunto e, come tale, la sua presenza può solo aiutarci a fare meglio”.

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Berlusconi: "I favoriti siamo noi"

Il presidente rossonero: "Fuori Inter, Barcellona e Real Madrid, credo che il Milan sia la migliore squadra dei quarti. Ronaldinho? Se va via dal Barcellona saremo in primissima fila"

Berlusconi in tribuna a San Siro con Ronaldo. Sport Image.
MILANO, 7 marzo 2007 - "Francamente avrei preferito vedere un Milan con due punte, ma non credo sia il momento di fare queste considerazioni visto che abbiamo ottenuto la qualificazione", lo ha dichiarato il presidente del Milan, Silvio Berlusconi, al termine della gara con il Celtic. "Hanno giocato tutti benissimo - ha proseguito il presidente rossonero ai microfoni di Sky -, il risultato è assolutamente meritato e credo che a questo punto ci sia la la possibilità di vincere la Champions. Il Milan ci prova sempre, infatti siamo l'unica squadra che negli ultimi anni è sempre arrivata ai quarti. Fuori Inter, Barcellona e Real Madrid, credo che il Milan sia la migliore squadra dei quarti di finale. Ronaldinho? Se va via dal Barcellona saremo in primissima fila".

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Wednesday, March 07, 2007

L'Inter si sveglia tardi: poi il Far West

A Valencia finisce 0-0: spagnoli ai quarti. Non basta il disperato assalto finale dei nerazzurri. Poi rissa dopo il fischio finale: Navarro colpisce Burdisso (naso fratturato) con un pugno ed è il finimondo

Navarro colpisce Burdisso: scoppia il Far West. Afp
VALENCIA (Spagna), 6 marzo 2007 - L'Inter esce dalla Champions League. A Valencia finisce 0-0: non basta per qualificare i nerazzurri ai quarti di finale. La frittata la banda Mancini l'aveva fatta all'andata: vanificando un ottimo primo tempo e prendendo due reti evitabilissime che obbligavano Ibra e compegni all'impresa al Mestalla. L'impresa non è arrivata. Il Valencia ha confermato di essere una squadra solida, tra le nobili d'Europa. In casa nella Liga ha perso una volta sola: con il Real Madrid, passare qui non è facile per nessuno. L'Inter ha avuto il torto di provarci solo nel secondo tempo dopo un primo tempo d'attesa. Ha rischiato l'eutanasia, la morte (sportiva ovviamente) indolore, limitandosi per troppo tempo a giocare senza cambiare marcia. Poi nel finale, quando ha forzato, ha sfiorato a più riprese il gol qualificazione. Troppo poco e troppo tardi. Certo nel doppio confronto la squadra nerazzurra avrebbe meritato di più, ma il Valencia non ha rubato nulla. Adesso partiranno le recriminazioni per le scelte tattiche iniziali di Mancini, per la sfortuna che ha privato il tecnico di pezzi da novanta come Vieira, Cambiasso e lo stesso Adriano. In Europa gli equilibri sono sottili, basta poco per cambiarli. il Valencia, che aveva una storia europea di sconfitte con l'Inter, si vendica contropronostico, come aveva fatto in passato il Borussia Dortmund contro la Juventus, allora addirittura in una finale di Champions. Non si parli di fallimento per l'Inter: sta dominando il campionato. Però è un'occasione importante buttata via. Ancora contro una spagnola: dopo l'incubo Villarreal.
LA GARA - Il primo tempo è equilibrato e nervoso, con pochissime emozioni. La posta in gioco è troppo alta, nessuno fa la prima mossa. Il Valencia parte un po' meglio, con Baraja efficace playmaker di centrocampo che distribuisce gioco sugli esterni per una manovra avvolgente, ma sterile. E' proprio il centrocampista a costruire l'unica occasione per gli spagnoli con un sinistro incrociato che coglie impreparato Julio Cesar, che pasticcia, ma si rifugia in angolo. L'Inter è accorta, e rischia davvero poco, con Burdisso difensore aggiunto a centrocampo che scoraggia percussioni centrali degli spagnoli ma poi non ha i piedi per impostare l'azione nerazzurra. Ibrahimovic, spauracchio per Quique Flores, nonostante in Champions con l'Inter non abbia ancora segnato, si muove tanto, ma senza i lampi accecanti di Livorno. Un suo brutto fallo accende un clima da corrida: l'Inter non si fa intimorire. La difesa degli spagnoli non sembra proprio un bunker: Ayala e Albiol si concedono un buco per parte, ma in entrambi i casi a Crespo manca il riflesso vincente. Albiol, sul rimpallo susseguente ad un colpo di testa di Stankovic toccato da Crespo colpisce di mano in area: il rigore sembra esserci, non per l'arbitro Stark. L'Inter nel finale di tempo cresce, e sposta in avanti il proprio baricentro: non è casuale l'uscita per infortunio di Baraja, che era appena rientrato dopo una lunga assenza. Viana, il suo sostituto, garantisce ancor più qualità, ma molto meno filtro. Si va al riposo sullo 0-0, con l'impressione che il primo tempo sia stato solo un antipasto del piatto forte: deve ancora succedere tutto.
L'ASSALTO TARDIVO L'inizio ripresa è più vivace, ma non ancora a briglie sciolte. Il più pericoloso dell'Inter continua ad essere l'arrembante Maicon: su suoi inviti Stankovic prima e Crespo poi non trovano la volèe vincente. Il Valencia replica con un colpo di testa da ottima posizione di Moretti, lanciato proprio da Mancini alla Fiorentina: conclusione centrale, Julio Cesar sicuro. Mancini prova a rompere l'empasse: dentro prima Cruz per Crespo, poi Figo per Dacourt: il secondo cambio è palesemente offensivo, non c'è più tempo da perdere. Inter vicina al gol: colpo di testa di Materazzi su punizione dalla destra: salvataggio sulla linea di porta di Marchena. Poi Albiol chiude su Cruz che tarda la conclusione sul lancio smarcante di Materazzi. Negli ultimi minuti è un assedio: Inter vicina all'1-0, così come gli spagnoli in contropiede: ma finisce 0-0. Inter fuori. Poi la rissa, ma questo non è calcio.

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In Francia: "Surclassati dalla Roma"

Giornali durissimi sul crollo del Lione. L'Equipe: "Un fallimento che peserà". Le Figaro: "Totti formidabile". Liberation: "Lezione di realismo"

La gioia di Cassetti, la delusione di Juninho. Ap
PARIGI, 7 marzo 2007 – L’immensa delusione. Uno schiaffo monumentale. Crocifissione. Titoli ad effetto sui giornali francesi per descrivere l’eliminazione del Lione dalla Champions League ad opera della Roma.
EQUIPE - Il quotidiano sportivo, giornale più letto in Francia, apre l’edizione di oggi parlando di "immensa delusione", riconoscendo la superiorità della squadra di Spalletti che ha "surclassato" quella di Houllier che non può che constatare "un fallimento".
CONSEGUENZE - Nell’editoriale, duro il commento dell’Equipe che allarga la disfatta a tutto il calcio francese: "Non ci sono scuse perché al di la della costanza nel fallimento ad alto livello europeo (il Lione non è mai andato oltre i quarti di Champions, ndr), è a tutto il nostro calcio che queste controperformance creano pregiudizio".
ARBITRO -L’Equipericonosce che il Lione è stato graziato dal direttore di gara: Fred e Cris andavano espulsi, e il rigore su Perrotta c’era. Il migliore in campo? Mexes, imperiale.
FIGARO - L’uscita di scena dei campioni di Francia viene descritta come una "crocifissione" dal Figaro che sottolinea la prestazione di un Totti, "formidabile".
REALISMO - Le Parisien, invece, mette in prima pagina l’esultanza di Mancini e parla di "sogno che svanisce" perché il Lione semplicemente "non era all’altezza". Anzi, gli uomini di Houllier "hanno ricevuto una lezione. Addio Europa". Una lezione di "realismo" secondo Libération.
HOULLIER - Il "fallimento" di ieri sera "peserà molto" sul futuro del Lione, secondo l’Equipe, e in particolare su quello di Houllier che potrebbe già andarsene a giugno, per qualche occupazione di prestigio nello staff della Federcalcio o all’Uefa, anche se ha diritto ad un altro anno di contratto.

Monday, March 05, 2007

Domenica bestiale!

Se la Juventus tornerà in Serie A, come tutti si aspettano, questa settimana verrà considerata tra le più importanti. Due vittorie targate “Emilia” contro Modena e Piacenza e distacco sulle altre pretendenti cresciuto in modo importante. Dopo l’1-0 del Braglia, la sfida domenicale contro l’ottima formazione di Iachini si chiude con un netto 4-0. Gol in apertura di Trezeguet dopo appena 35 secondi, tris Del Piero nella ripresa, prima su rigore (il primo in questa stagione!), poi su punizione e con una prodezza personale allo scadere. E’ di nuovo vetta solitaria a spese del Napoli, ma soprattutto un +7 sul Genoa terzo, sempre in attesa della gara del lunedì del Mantova che può prendersi il terzo gradino del podio in solitario a -6.

Per l’importante sfida serale, Deschamps utilizza gran parte della formazione vista con Crotone e Modena. Davanti a Buffon, Birindelli rileva l’acciaccato Zebina, Boumsong e Chiellini formano la coppia centrale e Balzaretti si occupa della fascia di sinistra. A centrocampo, Marchionni rileva un Camoranesi fresco della nascita del terzo figlio (auguri!), Giannichedda e Zanetti formano la cerniera centrale, Nedved al solito posto di sinistra e davanti la coppia Trezeguet-Del Piero.

La Juventus parte come meglio non potrebbe. E soprattutto David Trezeguet parte come meglio non potrebbe. Già autore della doppietta decisiva all’andata, il francese diventa subito protagonista con un sinistro che non dà scampo a Coppola: 1-0 dopo un batter di ciglia, 34 secondi per la precisione. La partita si mette subito nelle migliori condizioni, ma i bianconeri non vogliono dare scampa agli ospiti e cercano subito il raddoppio con Nedved, il cui destro finisce a lato. Il Piacenza ci mette poco ad entrare in partita e Buffon deve metterci una pezza sull’ex Nocerino.

L’ex talento delle giovanili bianconere è il più pericoloso dei suoi e ci deve pensare Boumsong per evitare il pareggio. La squadra di Deschamps capisce che è il caso di accelerare e ancora Trezeguet impegna Coppola in un difficile intervento in tuffo. I padroni di casa trovano terreno di conquista soprattutto nella corsia di destra dove operano gli attivissimi Marchionni e Birindelli. Buffon non corre rischi, a parte un tentativo di dribbling su Cacia che fa trattenere il fiato a tutto l’Olimpico. Ma il protagonista del match continua ad essere David Trezeguet, sempre pericoloso su ogni pallone alto che spiove nell’area piacentina. Prima del riposo è il solito Nocerino a sfiorare l’incrocio con un esterno insidioso che sfiora l’incrocio. Al 45’ resta l’1-0 firmato Trezeguet.

Ripresa. Dagli spogliatoi tornano gli stessi effettivi della prima frazione. Si parte con cinque minuti di studio e alla prima accelerata, la Juventus colpisce ancora. Del Piero si invola con Miglionico che respinge con un braccio, sul proseguo dell’azione il capitano viene messo giù da Coppola e Bertini indica il dischetto. E’ il primo in tutta la stagione per i bianconeri e Del Piero non spreca l’occasione per trasformarlo. Neppure il raddoppio ferma le velleità degli ospiti che si fanno vivi altre due volte in pochi secondi, prima con Degano (parata di Buffon) e poi con Nef che mette alto di testa. All’11 Nedved si invola solo verso Coppola ma viene fermato da un fuorigioco quanto meno dubbio.

Intorno al quarto d’ora, i due allenatori mettono mano ai primi cambi. Rantier per Degano e Camoranesi per l’ex Marchionni. Ma la ripresa è ancora di Del Piero. Il capitano prima sfiora la giocata con un colpo di tacco d’autore, poi si procura una punizione dal limite che insacca con la solita pennellata d’autore: 3-0 e pratica quasi chiusa. E l’espulsione di Campagnaro al 29’ per somma d’ammonizioni è un’altra mazzata per la squadra di Iachini.
Le note di cronaca arrivano dai cambi. Escono Stamilla e Cacia nel Piacenza (per Iorio e Simon), Paro e Palladino al posto di Zanetti e Trezeguet. Prima del triplice fischio di Bertini c'è tempo ancora per vedere l'ennesima prodezza di Del Piero che fa sedere mezza difesa piacentina e insacca il 4-0 finale. La Juventus centra la terza vittorie di fila. Chiamarla fuga è prematuro, ma il momento è buono. Da confermare con il Brescia e poi con il doppio turno casalingo con Treviso e Triestina.

JUVENTUS-PIACENZA 4-0 (1-0)

RETI: 1’ pt Trezeguet, 6’ st (rig.), 24’ st e 48’ st Del Piero

JUVENTUS: Buffon; Birindelli, Boumsong, Chiellini, Balzaretti; Marchionni (16’ st Camoranesi), Zanetti (31’ st Paro), Giannichedda, Nedved; Del Piero, Trezeguet (41’ st Palladino)
A disposizione: Mirante, Legrottaglie, Marchisio, Palladino, Bojinov
Allenatore: Deschamps

PIACENZA: Coppola; Nef, Campagnaro, Miglionico, Gemiti; Riccio, Patrascu, Nocerino; Stamilla (31’ st Iorio), Cacia (39’ st Simon), Degano (16’ st Rantier)
A disposizione: Cassano, Olivi, Bianchi, Gobatto
All. Iachini

ARBITRO: Bertini di Arezzo.

AMMONITI: 10’ pt Nef, 34’ pr Boumsong, 44’ st Camoranesi
ESPULSO: 29’ st Campagnaro

ASSISTENTI: Lanciano e Toscano
QUARTO UOMO: Stefanini

NOTE: spettatori 18.489 per un incasso di € 300.196,50

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Mancini: "Valencia come una finale"

Il tecnico dell'Inter fa un'iniezione di fiducia ai suoi: "Loro partono con un leggero vantaggio, ma noi possiamo vincere. Dovremo essere aggressivi, veloci e concentrati soprattutto sui calci piazzati"

Roberto Mancini, 42 anni, all'Inter dal 2004. Ap
MILANO, 5 marzo 2007 - "Sarà come una finale, ma sono tranquillo". È un Roberto Mancini motivato e fiducioso quello che ai microfoni di Radio Italia parla del ritorno degli ottavi di finale di Champions League. "Loro partono con un leggero vantaggio, ma noi possiamo vincere". La ricetta del tecnico nerazzurro per centrare la qualificazione in casa del Valencia è semplice: "L'Inter deve fare la sua partita, come nella gara di andata, deve stare attenta e concentrata soprattutto sui calci piazzati, abbiamo tutte le qualità per passare il turno".
Sul Valencia Mancini non si nasconde e ammette: "Il Valencia è una squadra scorbutica, ha una linea d'attaco straordinaria ed il resto della squadra difende bene. Quindi dovremo essere aggressivi e veloci". Per quanto riguarda la lista degli infortunati: "Dovrei recuperare Stankovic e Dacourt".

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Sunday, March 04, 2007

Il Milan rivede l'Europa

I rossoneri battono 3-1 il Chievo e agganciano al quarto posto la Lazio, impegnata domani con la Samp. Papera di Dida e Pellissier ne approfitta. Pari di Gilardino, poi i gol di Oddo e Seedorf
Oddo non sta più nella pelle dopo il 2-1. Ap
Oddo non sta più nella pelle dopo il 2-1. Ap
MILANO, 3 marzo 2007 - Il Milan rivede l'Europa. Battendo 3-1 il Chievo a San Siro, aggancia il quarto posto, in attesa di Lazio-Sampdoria, in programma domani. Sfida con il Celtic nella testa, perché a passare sono prima i gialloblù con Pellissier, grazie all'ennesima papera di Dida. Gilardino ristabilisce la parità. Nella ripresa Ronaldo si esalta ed è suo l'assist per il 2-1 di Oddo. In pieno recupero arriva la punizione-perla di Seedorf.
GLI SCHIERAMENTI - Ronaldinho? Per ora il Milan si deve accontentare di "Ronal-dino". Ronaldo e Gilardino costituiscono la coppia d'attacco rossonera. In difesa rientrano gli esterni Oddo e Jankulovski, mentre sulla linea di centrocampo Ancelotti concede un po' di riposo a Seedorf e Ambrosini, lanciando dal primo minuto Brocchi, con Kakà che preferisce giocare sul corridoio di sinistra. Non sta per nulla bene il Chievo. Senza Bogdani, Moro, Luciano e Cossato, Del Neri getta nella mischia l'esordiente Troiano per Brighi dirottato in panchina, mentre in attacco schiera un tridente composto da Semioli, Pellissier e Cozzolino.
IL SOLITO CHIEVO - E' un Chievo con un 4-3-3 molto elastico, pronto a trasformarsi in un 4-5-1, quando il Milan si spinge in attacco, anche se per una buona mezzora ai rossoneri manca la velocità in grado di impensierire i gialloblù. Ben disposto in campo, l'undici di Verona concede molto poco ai rossoneri, troppo macchinosi e fin troppo prevedibili. E' il clamoroso errore di Dida al 17' a dare un scossone ai padroni di casa. Il portiere brasiliano sbaglia l'uscita sui piedi dell'incolpevole Bonera (ancora una splendida prova), mancando la presa con il pallone. Ne approfitta Pellissier che sbanca San Siro a porta vuota. Il Milan reagisce con un colpo di testa di Gilardino e alcune splendide giocate di Ronaldo, ma a guastare i piani c'è sempre l'organizzata difesa gialloblù, pronta a chiudere i varchi e a raddoppiare sugli attaccanti. Ma ci pensa Squizzi a rendere vano il lavoro dei compagni di reparto, respingendo malamente un tiro di Kakà; per Gilardino, che si trova a due passi, infilare l'1-1 è un gioco. Esattamente due minuti prima dell'espulsione dalla panchina di Del Neri, reo, secondo Tagliavento, di avere protestato troppo.
RONALDO SI DIVERTE - Il Chievo nella ripresa riparte con Brighi al posto di Troiano, ma è il Milan a convincere di più, grazie al supporto di Oddo e Jankulovski sulle fasce; soprattutto per la conferma della serata di grazia di Ronaldo che dialoga con Kakà e serve a Oddo la palla per lo strepitoso 2-1: un diagonale potente che Squizzi non vede nemmeno. Subito dopo Dida esce ancora a vuoto su Pellissier, dilatando negativamente la sua prestazione. Ma il gol fa bene al Milan e a Ronaldo. Il Fenomeno è autore di alcuni numeri di alta scuola; su tutti il pallonetto, dopo avere superato Lanna, che sfiora la traversa. Fondamentale il brasiliano perché si tira dietro tre avversari liberando spazi per i compagni. Nel Chievo Kosowski rileva Cozzolino, fra i rossoneri Ambrosini sostituisce Gilardino, mentre Gattuso lascia per Seedorf per un centrocampo a quattro, che spesso, però, non copre sufficientemente la difesa alle prese con un Chievo indomabile. Standing ovation per Ronaldo che lascia a Favalli, ma tutti in piedi anche per Seedorf che al 93' fissa il 3-1 con una strepitosa punizione.

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Saturday, March 03, 2007

Deschamps: “Occasione per staccarci”

Allungare il vantaggio sui piacentini da cinque a otto lunghezze, potrebbe costituire un bel colpo. E Deschamps lo sa: “Le gare sono tutte importanti, ma più ci avviciniamo alla fine e più i punti possono fare la differenza. Il rischio maggiore per questa sfida è per loro, vincendo noi potremmo staccarli e fare un passo importante verso il nostro obiettivo di tornare in Serie A”.

L’augurio del tecnico è quello di rivedere la stessa partita dell’andata. In terra emiliana, una delle più belle e concrete Juventus della stagione chiuse la pratica in un solo tempo grazie alla doppietta di Trezeguet: “Speriamo non sia cambiato niente! Loro forse giocarono con un po’ di timore e noi fummo bravi a prendere il vantaggio e poi a gestirlo. Ma da allora sono cresciuti, hanno un’ottima classifica ed escono da una buona gara contro il Genoa. Hanno grande convinzione e fiducia nel propri mezzi”.

Non c’è rischio di sottovalutare l’impegno. Per l’importanza della posta in palio, per l’ottimo momento dei bianconeri e soprattutto per la conoscenza che Deschamps dimostra di avere della squadra di Iachini. “E’ una squadra costruita bene. Ha un modulo fisso, ma raramente scende in campo la stessa formazione. Ha qualità, non solo su piano tecnico, e organizzazione. I suoi giocatori sono bravi sui calci piazzati, soprattutto sulle palle alte. Iachini è un tecnico che sta sfruttando bene i giocatori che ha a disposizione. Sono convinto che il Piacenza lotterà fino alla fine per tornare in Serie A".

Dopo Modena, un altro posticipo (anche se lunedì si gioca Mantova-Triestina). Questa volta sarà di domenica, un giorno che farà riassaporare il gusto della Serie A. “Evidentemente le nostre partite sono sempre molto interessanti per i telespettatori! Comunque la realtà non cambia e noi purtroppo continuiamo ad essere in Serie B. Altro posticipo? Ripeto quanto detto prima del Modena, non mi piace giocare dopo gli altri perché c’è il rischio di avere pressioni negative”.

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Friday, March 02, 2007

Ancelotti: "Per Kakà c'è solo il Milan"

l tecnico alla vigilia del match con il Chievo: "Per domani ho un dubbio: Ronaldo punta unica o in coppia con Gilardino. Ronaldinho? Continueremo a sopravvivere anche senza di lui"

Kakà, 24 anni, è l'intoccabile del Milan. Ap
MILANO, 2 marzo 2007 - L'ermergenza in difesa continua, anche se domani sera contro il Chievo, Carlo Ancelotti potrà schierare gli esterni Oddo, rientrato dalla squalifica, e Jankulovski, reduce da un infortunio. A fare il punto della situazione è il tecnico stesso: "Per Maldini, Kaladze e Cafu il recupero è difficile. Inzaghi sta meglio, però si deve allenare oggi". Ma assicura: "Tutti questi giocatori dovrebbero recuperare per mercoledì sera".
CHIEVO DA TEMERE - La sfida contro la squadra di Luigi Del Neri è da prendere con le molle, ci tiene a sottolineare Ancelotti, anche se il Chievo non sta certo meglio, dovendo rinunciare agli squalificati Bogdani e Moro e agli infortunati Obinna, Cossato, Cesar Prates, Sicignano e Luciano. "Il Chievo ha qualche assenza importante - si mostra cauto Ancelotti -, ma ha assimilato bene le idee di Del Neri ed è una squadra in forma, ha battuto il Torino e ha sfiorato il successo contro la Roma. Il Chievo fa bene il contropiede pur tenendo sempre la squadra in equilibrio".
CONTINUITA' - Dopo il pari di Palermo l'allenatore rossonero si sente più tranquillo, anche se ammette che qualche sbavatura va corretta: "Adesso abbiamo trovato continuità nei risultati e nel rendimento della squadra. Dobbiamo perfezionare alcune cose perché, per la mole di gioco sviluppata e per le occasioni create, partite come quelle di Glasgow e Palermo si dovrebbero vincere. Però la squadra è solida e in questo momento può vincere contro chiunque". Il problema è andare in gol, proprio come si è visto al Barbera e in Champions.
UNA O DUE PUNTE? - Fa quindi il punto sul calendario: "Dopo il derby il calendario migliorerà consentendoci buoni recuperi per tutte le gare che ci attenderanno. Domani sera qualche giocatore come Ambrosini riposerà. I dubbi sono legati ai 2-3 attaccanti, o Kakà-Ronaldo, o Kakà-Gilardino-Ronaldo". Il chiodo fisso, ovviamente, è la ricerca del gol. Ammette: "Manca lucidità, più decisione nelle finalizzazioni. Dobbiamo trovare soluzioni diverse, anche il tiro da fuori, più determinazione sulle palle inattive. Lazio, Palermo, Fiorentina sono le squadre con cui ci giochiamo il quarto posto. L'Empoli sta facendo un campionato importante anche se sulla carta è meno accreditata. Le altre stanno molto bene e hanno solo questo obiettivo, cosa che a differenza nostra finirà per incidere. Noi però non vogliamo per nessun motivo rinunciare a giocarci le nostre possibilità in Champions League".
KAKA' VUOLE IL MILAN - Poi il tema Kakà. "La condizione di Ricardo è ottimale - spiega -. A Palermo ha giocato un primo tempo di grande livello, le conclusioni sono una situazione del momento. Lui è abbastanza freddo quando è davanti al portiere. Io mi auguro che Kakà, al di là dei gol sbagliati, possa giocare sempre come a Palermo e trovare continuità su questi livelli. Le sue intenzioni? Mi sono fatto l'idea che sia stanco di rispondere sempre a queste domande e che Kakà rimarrà al Milan perché gli piace l'ambiente e ha un contratto lungo".
SORPRESA BONERA Su Ronaldinho una battuta più che eloquente: "Il Milan continuerà a sopravvivere anche nel caso in cui non dovesse arrivare questo grande campione". E Cannavaro? "L'ho allenato e posso parlarne solo bene. Ma oggi preferisco parlare di Bonera che sta facendo ottime prestazioni e si sta confermando giocatore da Milan. Bonera è un ragazzo molto serio, si è inserito molto bene e a ogni partita trova sempre più fiducia e sempre più convinzione. E' un'ottima sorpresa".

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Spalletti perde Doni e Taddei

palletti vuole invertire il trend negativo che non vede vincere la Roma in trasferta dal 20 dicembre scorso: "Con l'Ascoli non sarà una partita facile". Mancini e De Rossi o.k.; i due brasiliani a riposo in vista di Lione

Luciano Spalletti, 48 anni il 7 marzo. Ansa
ROMA, 2 marzo 2007 - La partita contro l'Ascoli, in fondo, sembra davvero solo un fastidioso contrattempo. La Roma ha già la testa al Lione, anche se Luciano Spalletti predica attenzione.
"Sarà una partita di campionato che vale tre punti, che sono importanti proprio per quello che sarà l’impegno in settimana di Champions. Come avete detto spesso voi nell’articolare discorsi sulla Roma, noi è qualche partita che non riusciamo a vincere in trasferta (dal 20 dicembre dell'anno scorso, 2-1 a Torino, ndr). Dobbiamo tentare forte, portare a casa tre punti. Questo però non vuol dire che sarà una partita facile. Ve lo farò vedere anche questa volta, che se non entriamo nella gara con le attenzioni giuste, da subito, nel nostro calcio è dura contro qualsiasi avversario".
Ad Ascoli non ci saranno Doni per scelta tecnica ("Ha giocato moltissimo e pure Curci mi dà garanzie"), Taddei perché "ha ancora - spiega Spalletti - qualche dolorino" e Perrotta per squalifica, mentre hanno recuperato De Rossi, Pizarro (quest'ultimo reduce da una botta al ginocchio destro) e Mancini: "Faty? È in condizione di giocare una partita. Mancini? Non è rimasto molto fuori e questo stop può anche avergli fatto bene".
Dopo l’allenamento, c'è stato un incontro tra due membri della famiglia reale saudita, l'a.d. Rosella Sensi e il d.s. Daniele Pradè. Il giovanissimo principe ereditario Abdul Elah Bin Sultan Al Saud, 9 anni, accompagnato dal cugino Abdul Najid Bin Sultam Me e da dieci persone al seguito (hanno affittato un intero piano dell'hotel Hilton, zona Monte Mario), ha coronato il suo sogno d'incontrare Francesco Totti. La Roma, a sua volta, presto potrà coronare il proprio: aprire una remunerativa rappresentanza giallorossa in Arabia Saudita. E magari, superando il turno contro il Lione, sarà anche più facile concretizzare le ardite ambizioni commerciali del club.

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